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1493–1569

13

Bernardo Tasso

Donna gentil, tant' è il favor che piove da' bei vostr' occhi in varie forme e care sovr' ogn' anima amica di virtute, ch' ai ciechi ingegni et a le lingue mute

de le vostre bellezze altere e rare fa parlar cose gloriose e nove. Però s' a dir si move sì basso stil di tant' alto suggetto,

è la vostra virtù ch' a ciò mi sprona; che se quel che ragiona meco, ridir sapesse l' intelletto, accenderei d' amor e di desio

qual Angel lieto è più vicino a Dio. Occhi dunque, ove Amor alberga e vive, mentre nel foco de' bei raggi vostri purgo la mente d' ogni pensier vile

perché dopo mill' anni Idaspe e Tile senta cantar ne' miei vivaci inchiostri di questa Donna le bellezze dive, volgete a me le vive

vostre luci, dal cui splendore impari a volar per lo ciel candido augello; ma se l' occhio di quello che scorge in un momento e terre e mari,

non vede tal bellezza in alcun loco, che potrò dir di lei che non sia poco? Pur io dirò che quell' eterno Amore ch' ha fatto tante cose adorne e belle,

e Febo ardente, e la Luna gelata, per farvi sovra ogni altra alta e pregiata sotto il favor de le più ricche stelle v' aperse gli occhi in questo oscuro orrore;

e di tanto valore ornò la pargoletta anima vostra, che del frale e mortal l' ombra non vale a celar l' immortale

vostra bellezza, anzi di fuor si mostra, come in cristallo chiar rosa vermiglia, veramente di Dio fattura e figlia. Da indi in qua si fe' la terra lieta,

tranquillo il mar, l' aere sereno e chiaro, e le cose pigliar forma e vaghezza; da indi in qua virtute e gentilezza, castitate et onore il mondo ornaro,

e la vita tornò gradita e queta; né forza di pianeta maligno può turbar il nostro bene mentre tanta beltate orna la terra.

Tal si rinchiude e serra valore entro le luci alme e serene, ch' al lor santo apparir fugge leggiera d' ogni noia mortal la lunga schiera.

In voi, Donna Reale, in voi si vede la strada d' ir al Ciel dritta e secura, già tanto tempo pria dubbiosa e torta; con la vostra onorata e fida scorta

si può ne l' ampio albergo di natura salir con saldo e glorioso piede; indi di ricche prede carco, tornar ad arricchir il mondo

mostrandogli il guadagno de' beati, onde poscia infiammati di quell' Amore a null' altro secondo gli uomini, e tolto da' lor lumi il velo,

si volgan lieti a rimirar il Cielo. Da' vostr' occhi veder parmi talora un Angel nuovo uscir vago et adorno, il qual con armonia dolce e divina

cantando dica: – A questa pellegrina che con la fronte sua serena il giorno e co' be' piedi le campagne infiora, mortai, volgete ognora

la vostra vista, che vedrete in lei quanto di bel può far natura et arte, e quante grazie sparte furon giamai nel Regno degli Dei,

con tante altre vaghezze uniche e rade che potran far perfetta ogni beltade. – Ma le soavi angeliche parole, che con tanta dolcezza escon sovente

da quella bocca di perle e di rose, tutte l' alme gentili et amorose invitan seco al verace Oriente a specchiarsi ne' rai del sommo Sole,

dicendo alto: – Qual vuole alzarsi a quel piacer perfetto e vero là dove il gran Motor l' ore dispensa, de la mia fiamma accensa,

mandi a viver con meco il suo pensiero; che da' bassi desir purgato e sciolto vedrà del Re celeste il proprio volto. – Alza, Tebro superbo, alza la chioma

da le tue rapid' onde, e di corona cingiti l' onorata altera fronte; che se pur vide ogni tuo sacro monte già d' Istro trionfar e di Garona,

vinta la Francia e la Germania doma, or va superba Roma e di tanta beltà lieta si vanta, tornata ai pregi et a la gloria antica,

e par ch' allegra dica: – Non fu per tempo alcun mia gloria tanta, che se 'l mondo col ferro altri ha conquiso, questa la terra e 'l ciel col suo bel viso. –

Sacri intelletti, che poggiando andate per le strade del Ciel celebri e soli inalzando la fama de' mortali, poi che di gir tant' alto avete l' ali

che calcate coi piè le stelle e i poli, le lodi di costei dolce cantate, tal che futura etate non sia che non l' inchini e non l' adori,

anzi erga tempi a sua perpetua gloria, ove a dolce memoria, cinti le tempie d' onorati fiori, cantino ognor le Ninfe e i sacerdoti

il nome suo con preghi alti e devoti. Canzon, se brama alcuno saper il nome de la Donna mia, di': Dai sette miracoli famosi

che sempre gloriosi il mondo ornar già mille lustri e pria prende il nome costei, non men di loro miracol chiaro dal mar Indo al Moro. –

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