– Ah più che scoglio dura, ah più che fiera
nutrita in selva cruda, ah più fugace
che lieve damma avanti can mordace,
che fugge 'l dente onde languisca e pera,
perché scampi sì presta e sì leggera
da quel che senza te non ha mai pace
co' suoi pensier, da quel che si disface
per te, sì come al sol liquida cera?
Affrena il corso omai, tempra l' orgoglio,
e non esser crudel quanto sei bella,
se può casta pietate altrui dar vita. –
Così diceva in parte erma e romita
Damon spargendo a l' aure il suo cordoglio,
e chiamava piangendo “Iella, Iella”.