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1493–1569

125

Bernardo Tasso

Ecco che 'n Oriente incomincia a mostrarsi co' capei d' oro sparsi la madre di Memnon chiara e lucente,

e già nel cielo spente l' accese faci, il mattutino raggio co' begli occhi n' adduce, e con la vaga sua purpurea luce

facendo a l' ombre oltraggio al sovrano pianeta apre il viaggio. Vieni, candida Aurora, e di pura rugiada

questa e quella contrada rinfresca, e fa' tra noi dolce dimora; o Dea cui 'l mondo onora, che porti teco ne la fronte il giorno,

e 'l ciel bianco e vermiglio fai col sereno tuo tranquillo ciglio, vedi che d' ogn' intorno onorano i mortali il tuo ritorno.

A te amaranti e rose, et amomo odorato con spirar dolce e grato portano l' aure lievi et amorose;

le sorelle dogliose ti salutan con lor soave canto tra' più frondosi rami, e par ch' ognuna ti desiri e chiami,

acciò che 'l lume santo tolga a la terra il tenebroso manto. La figlia di Latona al tuo vago apparire

incomincia a fuggire, e i suoi destrieri a lieve corso sprona, seguendo la corona de la bella Ariadna, che partita

è con la notte oscura per la strada del Ciel tranquilla e pura, e piange scolorita con le stelle sua grave dipartita.

Già posto il ricco freno a' corsieri d' Apollo, e l' aureo giogo al collo, ti seguon l' Ore per l' aere sereno,

col sen di fiori pieno: e qual adorna le tue chiome bionde di gigli e di viole, qual ti va inanzi, e qual invita il Sole,

che tardo ancor s' asconde, a sorger teco omai fora de l' onde. O moglie di Titone, tu con la bella fronte

mostri al nostr' orizzonte quanta vaghezza il Cielo in te ripone; dal sovrano balcone del lucido Oriente uscendo fuori,

di tenebre disgombri la terra, e di splendor tutta l' ingombri, e con soavi errori dipingi il mondo de' più bei colori.

Il Sonno pigro e grave, compagno de la Morte, ne le paterne porte fugge leggier, ché di tua vista pave;

la sua spalmata nave spingendo for del porto il bon nocchiero, con l' ampie vele aperte solca del mar l' onde fallaci e 'ncerte,

e con occhio cervero vede il securo, e suo miglior sentiero. Levasi il peregrino da l' ozioso letto,

e dal desire astretto movendo con tua scorta al suo camino i piè, nel mattutino fresco raddoppia i passi, e 'l crine cinto

di verdi fronde, canta sì come Ippomenés vinse Atalanta, come del labirinto uscì Teseo, il fero mostro extinto.

Non volga il caro amante, che già per Procri ardea, o bella e vaga Dea, in altra parte le fugaci piante,

ma con umil sembiante, sendo già 'l cor da tua beltà conquiso, tutti i passati affanni posti in oblio, ristori i gravi danni,

e nel tuo grembo assiso bea piacer da' begli occhi e dal bel viso. Tosto, la tua mercede, vedrò gli occhi sereni,

di grazia e d' amor pieni, di lei che fe' del cor sì dolci prede, dove Donna ancor siede, e tiene il fren de' miei pensieri in mano,

che vaga a meraviglia a l' alta tua beltà sola simiglia, il cui soave e piano sguard' ogn' amaro fa da sé lontano.

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