Grazia, io ritorno a quel Signor cortese a cui solo s' appoggia ogni mia spene, e lascio il tuo gentile almo paese: lascio te, che più duolmi, e meco viene
de la tua compagnia caldo desio, che turba l' ore mie liete e serene: tu rimarrai nel tuo lito natio, ne la tua patria aventurosa e queta,
ov' è di gravi noie eterno oblio, e col dotto Speron, cui 'l ciel mi vieta star sempre a canto, in studi alti e lodati ti viverai vita felice e lieta.
Egli or de' vaghi e solitari prati de la Filosofia nobile e degna ti mostrerà i sentier dritti e lodati; egli ti scorgerà dove s' ingegna
Aristotele, Socrate, e Platone mostrar quel vero che virtù ci insegna, e dove Cotta, Crasso, e Cicerone cogli antichi orator degni e famori
de l' eloquenza fan lunga tenzone; or di Parnaso per li colli ombrosi, ov' ogni lauro vi s' inchina e cole, ricercherete i più be' calli ascosi,
e vedrete quai vie fiorite e sole calcasse il Mantovan celebre e chiaro, supremo mastro de le dotte scole: quivi talor con stil candido e raro
degli eroi l' armi, e gli amorosi errori con Febo canterete a paro a paro; il qual di vaghi e d' odorati fiori vi farà di sua man lieta corona
contesta degli amati e cari allori: questo a la morte, ch' a null' uom perdona, fia schermo tal che n' avrà scorno ancora quei che di nostre glorie s' incorona.
Sovengavi di me, Grazia, talora, che vi porto nel sen de' miei pensieri al giorno chiaro, a l' ombre, et a l' aurora; e 'n quella parte ove gli amici veri
riponete nel cor, fate ch' io viva, e che insieme con voi io tema e speri: così la vostra gloriosa e viva Fama volando per quest' aria pura
faccia ch' ognun di voi ragioni e scriva, mentre fia chiaro il dì, la notte oscura.
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