Por freno omai, Rutilio, al lungo pianto, e rischiarando i tuoi foschi pensieri rivesti l' alma di più lieto manto: che non si ponno i fati empi e severi
piegar nel pianto mai, né per sospiri, poi ch' han segnato i dì torbidi e neri. Convien che 'l dì prescritto al fin ne tiri, e quest' aere ne toglia e questa luce,
né giova ch' uom si torca o si raggiri; ma felice chiunque ebbe per duce morte onorata da salir in parte dove sereno giorno ognor riluce:
non è morto colui che 'n chiare carte lascia le glorie sue scolpite e vive come lucide stelle in ciel cosparte; ma chi più lieto e glorioso vive,
di quel che per la patria e per l' onore morendo, aggiunge a più pregiate rive? Mort' è tuo frate di sua età nel fiore per salvar il natio suo caro nido,
or vive allegro vita altra migliore; e sente il suo famoso e chiaro grido non sol Sebeto, Tebro, Arno, e Tesino, ma dal ciel nostro ogni lontano lido;
e sì come cotanto pellegrino giunto a l' albergo suo fra' cari figli dopo la noia del lungo camino, ne' campi de' beati, ove i vermigli
e bianchi fior fan Primavera eterna, serena i foschi e nubilosi cigli: quivi giamai il ciel non scalda o verna, né speranza, dolor, tema o desio
move o conturba questa parte interna; quivi fra lor, che de l' eterno oblio non han temenza, si rallegra e vede il vanneggiar di questo mondo rio,
e cogli avi e col padre intorno il piede movendo, mira le beate genti, ch' han del lor ben oprar giusta mercede: morti siam noi, che vivemo ai tormenti
di questa vita, ove non è sereno che non turbin di noie pioggie e venti; ei vive in un splendor che non vien meno perché ne l' Occean sovente il Sole
s' asconda, e porti il nostro giorno in seno. Pon silenzio a le meste alte parole spargendo su la tomba, ove dimora il chiaro cener suo, rose e viole:
non pianse sempre la vermiglia Aurora il morto figlio, ma col vago amante lieta si ritornava ad ora ad ora; né Citerea il suo gentil sembiante
turbò mai sempre per l' amato Adone, né portò molli ognor le luci sante; ma poi che i verdi panni e le corone squarciate, per pietà del suo lamento
fe' piagner seco i sassi e le persone, rivestita di gioia e di contento asciugò gli umid' occhi e lagrimosi, e prese le ghirlande e l' ornamento;
e per le piaggie e per li colli ombrosi del suo bel Gnido con le Ninfe a paro guidava dolci balli et amorosi, senza sentir giamai più nullo amaro.
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