Mentre, Rugier, dove 'l mar d' Adria freme canto mia libertà cara e gradita, senza ardenti desiri, e senza speme, e volgo a più bel corso, a miglior vita,
questa anima sviata dietro a' sensi, e dal dritto camin quasi smarrita, tu co' pensier di gentil foco accensi, in opre degne di perpetuo grido
le tue felici e liete ore dispensi, e dal colle gentil, che Pafo e Gnido avanza di beltate e di vaghezza, miri il Tirreno, e 'l suo arenoso lido;
dal vago colle che di sua bellezza, più che d' erbe o di fior, Turrichia onora, per cui ogn' altro albergo odia e disprezza: Turrichia, cui Sebeto ad ora ad ora
purga la fonte sua, l' acque rischiara, e di smeraldi le sue sponde infiora, con la famosa Antiniana e chiara nata ad un parto, sotto lieta stella
di ben cortese e di tutt' altro avara: questa più d' altra Ninfa adorna e bella ti spiega l' ombre fresche e dilettose del suo bel colle in questa parte e 'n quella;
questa di bianche e di purpuree rose ti veste le sue verdi erbose rive, e di viole pallide amorose; questa di compagnia con l' altre dive
degli alti boschi e de' vicini colli talor ti canta a le fresc' ombre estive: la qual mirando co' begli occhi molli da l' alto giogo, Capimonte chiama,
sospinto da desiri ingordi e folli: misero, quant' ei più la prezza et ama, e la segue piangendo, a l' ombra e al sole, ella più 'l fugge ognor, l' odia e disama;
né perch' ei mesto le prime viole, e i primi pomi del suo vago monte le porti, punto del suo mal si duole; anzi con nubilosa oscura fronte,
d' arder sdegnosa in fiamma così vile, sprezza i suoi doni, e gli fa oltraggi et onte. Ivi tu lieto in un eterno aprile con la bella Amarilli ti diporti,
e vivi vita tranquilla e gentile; e 'l vaneggiar de le mondane sorti avendo a scherno, da virtute impari i sentieri del ciel securi e corti:
acciò che 'l tempo, e gli anni invidi avari non spengan del tuo onor l' alta memoria, ma con gli antichi più famosi e rari serbi il tuo nome ogni lodata istoria.
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