Dove da l' Appennin scendendo giva
col torto corno al mare il gran Metauro,
di palme altiero più che 'l Tago d' auro,
fra i bei smeraldi de la verde riva,
la Gloria, quasi un' angioletta viva,
con l' ali ricche al par d' ogni tesauro,
stanca già di volar da l' Indo al Mauro
le belle labbia in queste voci apriva:
– O duce d' ogni onor già giunto al segno,
di giustizia e prudenza ostello sacro,
ond' uomo al bene oprar prende gli essempi,
io qui teco m' assido, albergo degno,
et al tuo nome eterno ergo e consacro
Statue, Obelischi, Archi, Colonne e Tempi. –