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1493–1569

11

Bernardo Tasso

Che pro mi vien ch' io t' abbia, o bella Diva che reggi il terzo Cielo, su questa verde e dilettosa riva sacrato un mirto, il cui frondoso crine

non teme ira di ghiaccio o di pruine, s' armata il cor di mattutino gelo sprezza il tuo dolce foco la vezzosa Terilla, e dal suo stelo

troncò la speme, allor che 'l vago fiore apria le foglie e si mostrava fuore? Scalda col tuo valore a poco a poco i suoi pensier gelati,

scema l' orgoglio, sì che trovi loco dove s' appoggi ne la fredda mente il mio desir via più d' ogn' altro ardente; non consentir come negli anni andati

ch' io faccia ardente, e molli quest' aria di sospir, di pianto i prati, e che del fero mio stato infelice risuoni ancor d' Italia ogni pendice;

o desta in lei pietate, o i desir folli umor di dolce oblio spenga in me, sì che queste piaggie e colli parlin meco di gioia e di diletto,

e di mesti pensier sia sgombro il petto. China le sante orecchie al canto mio, né ti mostrar più schiva, o regina di Cipro, al bel desio,

ch' ogn' anno avrai ne la nova stagione di vaghi e lieti fior mille corone.

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