Lascia le rive che co' suoi cristalli bagna Aganippe, e col bel croceo velo vieni, o fratel d' Amor, sacro Imeneo: vieni, Imen Imeneo, che già nel cielo
col lembo pien di fior purpurei e gialli appar l' Aurora, e così chiaro giorno tolt' ha di grembo a Teti e sì sereno, come secolo alcuno unqua vedeo;
cingi gioioso le tue bionde chiome d' amaraco odorato, e sia 'l tuo seno di verdi allegri panni o d' ostro adorno: scuota la destra tua l' orrida pino,
che con le pure fiamme l' aria allumi, ove lieto ciascun chiama il tuo nome. Vieni, Imen Imeneo, che già ti aspetta la vergine reale, i cui be' lumi
piovon gioia e piacer casto e divino; Amor è seco, e la tua madre a canto, che d' onesti desir l' han pieno il grembo: ella, come del ciel vera angieletta,
sospirando talor tacita accusa la tua dimora, mentre un vago nembo le figliole del Sol con dolce canto le versan sopra di celesti rose;
cento vergini elette in lunga schiera, tutte inspirate da divina Musa, alternan liete i tuoi pregiati onori, ed oltraggio facendo a primavera,
di pallide viole et amorose spoglian questo depinto e verde lito per adornarti l' onorata fronte. Vien, Imen Imeneo, vieni, che fuori,
coronato di raggi chiari ardenti per far più vago il bel nostro orizzonte, del gran padre Occeano è Apollo uscito. Vieni, Imene Imeneo, poi che ti chiama
quel altero pastor ch' Italia onora, cui serba Mincio l' acque alte e lucenti, e giunge voti a le parole, ai preghi; non far ne l' antro tuo nova dimora,
o bello Iddio, se giamai giusta brama destò d' amante alcuno in te pietade: apporta un giogo saldo a tutte prove, acciò che due leggiadre anime leghi
con nodo indissolubile et eterno, tal che 'l pensier che quella regge e move regga ancor questa, e quello a l' una aggrade ch' a l' altra piace, e i diletti e le voglie
sien communi tra lor sin che quel seggio, ov' allegro ciascun vive in eterno, co' vanni del suo onore andran volando. Già il Po con cento fiumi et odo e veggio
nel bel liquido suo, cinto di foglie di lieve canna le tempie onorate, chiamarti con festoso altero grido, e con l' ignude Ninfe alzar danzando
per l' aureo fondo di quell' onde chiare: l' antica Manto, dal suo ricco nido venuta in queste rive alme e beate per onorar le nozze alte e reali
de' cari figli, di divin furore ripiena, mentre il tuo bel nume appare, degli sposi novelli il lieto fato canta con tai parole, al suon ch' Amore
fa con la cetra, e le Grazie immortali: Beata copia, a cui con vago aspetto ride la terra e 'l mare, a cui le stelle prometton viver lungo e fortunato,
mai con più dolci e più cari legami non strinse insieme due anime belle casto Imeneo; voi sole ha Giove eletto, fra tante che dal ciel sono discese,
per exempio del bene eterno e vero: de la vostra radice ancor più rami, di fronde carchi, e di fiori, e di frutti, adorneranno il bel latino impero,
tal che le genti di valore accese verran col grembo aperto a côr di terra i fior caduti da le ricche piante; per voi l' Italia omai cogli occhi asciutti
si sveglierà da così pigro sonno, e col primo valor salda e constante ponerà fine a la sua lunga guerra. Fortunato marito, a te la luce
porta col bianco piede il giorno chiaro; tu di tanta bellezza altero Donno vivrai felice, né mai pietra negra un dì ti segnerà ne l' urna amaro:
ecco ch' Amor con onestà ti adduce la gentil Margherita, e 'l vago viso ti pone in grembo, e gli aurei crespi crini: ecco che viene vergognosa e allegra
ne le tue care braccia, e basci mille fra le purpuree rose e i be' rubini grata ti porta con un dolce riso la nobil Donna, in cui cortese e largo
il ciel cotanto di virtute infuse, che vivran dopo lei molte faville accese del suo onore; il nome cui, poi che saran tutte le labbra chiuse,
non temerà mortifero letargo: quanto s' allegran ne' celesti scanni, fra i più famosi Imperadori e Regi che gran tempo regnar qua giù tra nui,
gli avoli suoi in miglior vita vivi, e d' altro alteri che d' aurati fregi! Presaghi che di lei da qui a poch' anni verran nipoti che la ricca sede
ricovreranno, e la lor patri antica, facendosi per fama eterni e divi. Felice Mincio, mai giovin sì bella non bebbe l' acque tue, né sì pudica
si lavò nel tuo fonte il bianco piede: orna gli alberghi tuoi molli e muscosi di verdi foglie, e l' onorate rive de' più be' fior de la stagion novella;
spargan le Ninfe l' auree treccie al vento sotto a ghirlande di tranquille olive, e vengano a incontrare i novi sposi. Chiudi le dotte labbra, o saggia Manto,
che già Imeneo col ricco flammeo in mano fra noi s' asside a le tue voci intento: ardete, virginelle, odor sabeo, e poi che non l' abbiam pregato invano,
salutate l' Iddio con lieto canto; spargete il ciel di calta e di viole, date le sue corone al sacro nume; dite Imene Imeneo, salve Imeneo,
salve pregiato Iddio, l' aere rischiara intorno intorno col tuo santo lume: ecco Imeneo, e tu pur tardi, o Sole, invido Sole, e non rimeni il die
con più veloce passo a l' Occidente; forse beltà così leggiadra e rara ti punge il cor de la novella sposa, che fermato lassù col carro ardente
lasci di gir per le tue usate vie. Deh sprona, Apollo, i tuoi lenti corsieri, e rendi il mondo oscuro e scolorito, che già la notte tacita e dogliosa
biasma la tua dimora; e tu pur tardi, o Sole, invido Sol. va' più spedito al tuo camino, se giamai pensieri d' amor ti roser l' alma, allor che i lumi
de la bella Leucotoe, i lumi ardenti col vivo raggio de' lor dolci sguardi, t' accesero nel cor gli alti desiri. O cruda Clizia, oimè, perché consenti
a la sua morte? tu pur ti consumi et al girar del Sol giri le foglie! O Sole, invido Sole, ecco l' Iddio, ecco Imeneo: lascia che 'l mondo giri
l' umida notte co' suoi lumi accensi; lascia che i lieti amanti al lor desio pongano fine, a l' amorose voglie. Aprite, o caste Donne, l' auree porte,
che la Luna nel ciel candida appare e chiama al sonno i travagliati sensi: vieni, vergine saggia, e ricco dono de le bellezze tue celesti e rare
fa' al caro amante, a cui t' ha dato in sorte benigno fato; a che più tardi omai, d' un onesto rossor tutta depinta? Non far dimora, che mentr' io ragiono
fugge la notte, e dà loco a l' Aurora. Il marito t' attende, e l' alma avinta ha di dolci desiri, e dolci lai tragge da l' amoroso ardente core:
vieni, vergine illustre, a l' aureo letto, al letto genial, che lieve l' ora il tempo segue, e più che mai leggiera fugge la notte breve al tuo diletto.
O casto letto, eterno e santo onore ti prema in mezzo de' graditi amanti; pianto mai non ti bagni, né ti scaldi mai foco di sospir, quieta e vera
pace riserbi il tuo molle tranquillo; i pargoletti amor vezzosi e baldi scherzino in te col gioco, e piacer tanti sentan le piume tue tenere e molli,
quanti lumi più chiaro il cielo accende, o quante lagrim' io dagli occhi stillo quando il desir mi fiede: ecco che viene la real Donna, al cui bel lume splende
l' aria ch' amanta i dilettosi colli di questo vago clima: o lieto sposo, invitto Federico, ardente raggio di pregiato valor, ch' al sommo bene
con l' ali del desire a volo alzato scorgi non lunge il fin del tuo viaggio, prendi per vero e tranquillo riposo questa giovene bella, e spendi seco
la tua più verde e più fiorita etade fra soavi diletti, acciò dal prato de le bellezze sue celesti e dive naschino fiori che le tue contrade
adornin sì ch' ogni latino e greco lodn la lor vaghezza, e sendo aperto testimonio de l' alta tua virtute a le genti future, serbin vive
le reali famiglie, in cui la speme ponga l' Italia de la sua salute, tal che suoni ogni lido ermo e deserto di Paleologo e di Gonzaga intorno.
Già con l' avorio e con la bianca neve la verginella il casto letto preme, e un pieno grembo di piacer ti serba: disgombra ogni pensier noioso e greve,
lieto marito, e va' a dolce soggiorno ov' Imeneo ti chiama e la tua Donna: del giardino d' Amor fiorito e verde prendi la rosa dolcemente acerba,
che 'l ciel largo e benigno a te sol diede, la qual con più vaghezza ognor rinverde; va', che non troverai l' invida gonna che i tuoi dolci diletti a te contenda;
scherzate insieme, e dagli occhi e dal viso bevete quel piacer che vi concede Venere casta, e sia a le voglie pari: il quale ognor ne le vostr' alme assiso,
a tutt' altro vi toglia, a voi vi renda: vivete lieti, e 'l fior degli anni vostri cogliete, mentre la stagion gentile il vi consente, e gli anni invidi avari;
e sia ogni vostro frutto a voi simile, degna materia di purgati inchiostri.
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