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1438–1488

XXXV

Bernardo Pulci

Né sì candida perla anel mai strinse, rubino o gemma lampeggiò più in oro, né Giotto o Cimabue simil lavoro, Prasitel, Fidia o Policreto finse;

né più chiara colei, che col suon vinse Orfeo, non quella che divenne alloro, non di Dïana il glorïoso coro ninfa degna, pudica ma' più cinse;

né più saggia, celeste o più felice Giunon, Venere, o Palla, o altra diva luce, quanto la mia propizia stella. Essemplo un vivo sole, una fenice

veramente costei leggiadra, ischiva, e, se punto pietosa, assai più bella.

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