Amor ed io più volte ragionando
della mie donna e della suo nimica,
duolsi sovente della mie fatica,
in lei più tempo indarno consumando.
Io, come quel c'ha la suo vita in bando
e che qual salamandra si notrica
colpo me sempre, e lei come pudica
scuso, varî argumenti simulando.
E quanto 'l veggio irato o più crudele
ver lei, più grido che non tenda l'arco
come chi teme di più bassa sorte,
come quel ch'a se stesso men fidele,
sendo al duro nimico troppo parco,
prova, lasso, tal volta incendio e morte.