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1438–1488

XVI

Bernardo Pulci

Illustrissima, clara, eccelsa gloria, essemplo e fida insegna a noi mortali, ch'al ciel per fama sali sopra Giove, Minerva, Febo e Marte,

le tuo laude supremi, alte e regali, da ornar con poema e degna istoria per eterna memoria qual di Druso o Marcello empion le carte,

le virtù risonanti in ogni parte, l'opere viste, al nostro mondo rare, mi stringon celebrare il tuo nome eccellente e signorile,

benché 'l mie basso stile paventi e tema a far la 'mpresa ardita, se 'l sacro biondo Apollo non l'aita. Di nobil sangue antico e generoso

surge tuo prisca, degna e gentil prole e, come in cielo il sole, così in terra fra l'altre ognor più splende. Chi potre' dir di quella con parole

il dominio ammirando e glorïoso, tanto vittorïoso che già mill'anni sempre più si stende? Ed or per te in alta cima ascende

d'insegne imperiali e regie ornate, di trïonfi essaltate, di forza, ardir, potenza e di valore, d'ogni pompa e onore,

di principi magnanimi ed immensi, di ducal nome e di marchesi Estensi. È tra questi el tuo saggio, inclito e degno padre, per cui ti fai tanto felice

quanto d'alcun mai lice che nato sia con più benigna sorte. Di questo in te si scorge alterna vice e di tuo stella fulge un chiaro segno,

che non ti mostra indegno viver com'esso, ancor doppo la morte, moderato, costante, invitto e forte, specchio lucente a tanti successori,

a sudditi e minori unico assilo e tempio di salute, essempio di virtute, refugio, ospizio agl'ingegni elevati,

ornamento d'Italia e de' suo nati. Se queste cose te beato fanno quanto a gloria mortal qui si conviene, le tuo virtù serene

quant'al fin ti dovranno in ciel più fare, giunto a quel disïato e sommo Bene che le superne grazie a pochi danno, come que' che più sanno

per lor sentenza soglion giudicare, addorno d'altre dote essimie e care che sono in te di corpo e di fortuna, qual mai sotto la luna

natura finse in uom tanto perfetto, o supremo intelletto, che' buoni essalti, ond'ogni bene inizia, usando a' rei sanza rigor giustizia?

Nasce da' tuo costumi ancora indizio d'amplïar tuo potenza e stato altero, perché non fu severo quanto te mai Caton né sì pudico,

né Pirro in arme tanto ardito e fero, né Dario, Scipïon, Curio e Fabrizio lontan da ogni vizio, e 'l buon Camillo, d'ogni laude amico,

Torquato, quel ch'uccise il gran nimico, fedel, modesto, temperato e giusto, né 'l divo Ottavio Augusto tanto benigno, affabile ed equale,

né grato e liberale Cesare nostro o quel magno Alessandro, piatoso Enea che pianse sotto Antandro. Per te sol dunque il secol si rinuova

e torna di Saturno il primo regno, per chi è fatto degno sotto tuo dizion menar suo vita. Ogni prestanza d'animo e d'ingegno,

ogni cosa elegante in te si truova, come tuo fama pruova, che, pel mondo volando, molti incìta. L'alma tuo patria, splendida e gradita,

trïonfa in pace in ciascun suo confine e d'arti e discipline libere ognor si fa più chiara e bella; e quasi un'alta stella

lampeggia, posta in su l'amena fronte del grande Eridan, fiume di Fetonte. Ma se fie mai concesso al voler mio d'esser propinquo a tuo magn'eccellenza,

con maggior eloquenza dirò tuo laude, e con più degna lira. Allor verranno a ornar mie sentenza dal giogo di Pirene Erato e Clio

con fervente desio, come 'l vate di Delfo a quelle spira. Quest'è quel che mi spigne e che mi tira, benché tuo clara e degna monarchia

del gran metro saria degna, o del mantovan tanto sublime, o di più alte rime, Borsio, che te con tuo stirpe paterna

facessin qui fra noi per fama eterna. — Canzon, se, come spero, al mio signore di chi tu parli innanzi giugnerai, reverente dirai

il desir che ti spinge al grande effetto; e da tanto cospetto fa' ch'al fin supplicar non ti riservi ch'accetti me fra' suoi infimi servi.

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