Qual felice, celeste e verde pianta
formò sì fresche purpuree viuole?
Qual leggier pioggia o qual benigno sole
produssono al suo fine opera tanta?
Qual lunga e schietta man pudica e santa
la porse a me con accoglienze sole,
né mai più viste e tal dolci parole,
ch'appena di ridille il cor si vanta?
Così potessi come gemma in oro
serbar te sempre per più caro pegno
o trapiantarti qual viva radice,
o tu conversa in piccioletto alloro,
per mirar te, qual Febo il sacro legno,
in rimembranza della mia fenice!