Più volte gli occhi al cor lasso rivolti:
«Perché tanti sospir rendi di fore,
repetendo pur gli anni, e giorni e l'ore
che ci fan lagrimar miseri e stolti?»
«E voi, che fusti già da' lacci sciolti
e poi seguiste il giovinil ardore,
se vi rimembra ben del nostro errore,
cagion porgesti a chi così ci ha volti».
Ma io, che colpa delle vostre fole?
Tal volta l'alma: «E sono in tal suplizio
che poco resta a morte d'intervallo».
Soggiungo allor con simili parole,
sorridendo: «Di me miglior giudizio
sarà censor del vostro immenso fallo».