Io guardo spesso la tua gran ruina
e veggio i campi dove fu già Roma
da l'età vinta e dagli affanni doma,
come ogni nostra gloria al fin s'inchina.
Felice un tempo, alma città divina,
a cui Fortuna ornò tanto la chioma
tu ch'al mondo ponesti già la soma,
se' fatta albergo d'infernal fucina.
Similemente i tua diletti figli,
degenerati e colmi d'ogni pecca,
hanno scurato la tua degna voce.
Misera, ha' tua nemici negli artigli,
ove il buon Cristo nella tua Giudecca
ogni dì mille volte è posto in croce.