Quante vaghe parole e quanti risi,
quanti vezzosi sguardi e lieti passi
i' l'ho veduto fare, e quanti sassi
calcati già da lei si son divisi!
Le rose, le vïole e' fioralisi
di grazia arebbon sol che gli toccassi;
l'erbe, le fronde ancor che le guardassi
con quei begli occhi suoi, due paradisi.
Quanti varî uselletti ed animali
lascion le selve per veder sua fronte
cantando, e chi latrando per letizia!
Né riman ninfa in selva, in campo, in fonte,
né in ciel nissun di quei sacri immortali,
per venire a veder tanta milizia.