Piango il presente e mio passato tempo,
pensando or quel ch'i' sono e quel ch'i' ero;
ancor piango il futur, perch'io non spero
trovare in lei pietà di nissun tempo.
Ancor saresti, o cara donna, a tempo,
se mi volgessi il dolce viso altero;
ardemi 'l cor com'uno acceso cero
e del mio mal ti pasci e dai bel tempo.
Donna, deh non star più, ché fia po' tardi;
quantunque al male inteso medicina
sia per sé buona, può seguirne il peggio.
Perché, s'egli è disposto, vuol si guardi
riceverla di sera o da mattina;
ma l'acqua in vaso fesso metter veggio.