Levati, dama, dal core questo tuo falso pensiero, ch' i' non son dal tuo mestiero; tu non tien ferma il tu' amore.
Vedi che 'l tempo si perde quando s'ama chi non vuole; giovinezza non rinverde, anco fugge più che 'l sole.
Quest' è quel che molto duole quand'altrui po' si ravvede, non potendo aver merzede da chi fu suo servidore.
Che onor credi tu mai acquistare infra gli amanti? S'altri modi non terrai, fuggiranti tutti quanti:
con sospir, lagrime e pianti passerà tuo giovinezza. Chi l'onor del mondo apprezza mantien fede al suo signore.
Rivolgendo tu 'l disio come fa la foglia al vento, or rivolt' ho l'amor mio dove son lieto e contento;
El mio core è tutto spento, qual ardeva del tuo fuoco. Non son più tenuto a giuoco, anco sopra ogn'amadore.
E' si vuol quand'altri vede esser fedelmente amata, mantener amore e fede: così fa chi non è ingrata.
Se tu se' abbandonata, di te sola puo' dolerti: va' piangendo pe' diserti; riconosci il tu' errore.
Tu non pensi che chi ama non ista' ma' sanza duolo, tanto più quand'una dama lascia altrui preso al lacciuolo.
Quando si vagheggia solo, quest' è sopra all'altre pene; ora questo tocca a tene: gusta s'egli è gran dolore.
I' non sento mi rimorda punto 'l cor d'abbandonarti, perché t'eri fatta sorda a' sospir ch' i' ho gia' sparti.
Non mi par punto ingiuriarti, anco far giusto dovere; i' t'ho detto el mie parere: piglia o vuoi la spina o 'l fiore.
Andranne, canzona mia, proprio sul Ponte a Rifredi. Riverente umile e pia agli amanti che tu vedi,
ginocchion, di grazia, chiedi che nessuno ami costei, anco si guardin da lei che non ha pietà nel core.
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