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1450–1529

XX. - Scherzo

Bernardo Giambullari

Ben che l'arte non sie mia del cantar, pur canteroe; per saper dimanderoe per chiarir mie fantasia.

Oimè, ch'i' ho nel core nuovamente aspro martire, dubitando che l'Amore m'abbi usato di tradire,

e da me voglia partire un fedel della mie setta, perché molto e' si diletta a ognor far questa via.

Ben vorrei certo sapere la cagion di tale effetto; s'e' ci vien per suo piacere, o per alcun suo difetto.

Se d'Amore egli è costretto, non gli bisogna purgarsi; s'egli ha ' sensi incensi e arsi, purghi 'l cor con maestria.

I' ti priego, canzonetta, che 'l tuo dire umile spanda: alla bella pulzelletta l'Acciaiuol le raccomanda;

di' che facci una grillanda di vivole e gelsomini, e con sua dolci latini gliene doni in cortesia.

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