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1450–1529

XIV. - Il tempo d'amore non dev'esser perduto

Bernardo Giambullari

Forse non sarò i' creduto da chi m'ha ferito il core. Oimè, che per su' amore moro, s'io non ho aiuto.

I' mi veggo esser rivolto d'un voler ch'ero disposto. Ero libero e disciolto; or mi veggo sottoposto.

Vo' fuggire, e i' m'accosto più ogni ora al mio dolore. Priego 'l mio caro signore che mi doni il suo aiuto.

O Amor, le tuo saette m'hanno sì percosso 'l petto! S' tu avessi a far vendette, sare' troppo a tal rispetto.

Non voler sì giovinetto ch'i' finisca l'ultim'ore, ma disponi chi ha 'l mie core che mi doni el suo aiuto.

Regger più questo martire non può l'alma mia dolente; anzi crede presto uscire fuor della penosa mente.

I' ti priego umilemente, gentil fiore, o fresca rosa, che tu sia di me piatosa a donarmi il tuo aiuto.

E' mi par giusta ragione che chi ama amato sia. Vuols'amar con discrezione 'nver di quel che ti disia.

Per nessun modo che sia non si lasci per timore perdere el tempo d'Amore; ché duol poi il tempo perduto.

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