Non so in che modo i' possa salutare tante bellezze e sì gentil figura, né qual saluto degno i' possa dare che si convenga a tua bellezza pura.
Die ti contenti e me ti facci amare sopr'ogni amor, ché forse per ventura le tuo bellezze e leggiadri sembianti disiderati sono da più amanti.
La crudel pena che 'l mie cor tormenta mi fa venire a te con gran sospiri, e sol di quel che 'l mie cor si lamenta, ch' a troppi amanti e tuo' begli occhi giri.
Vorre' piuttosto la mie vita spenta fussi in un punto, che tanti martiri. Se tu m'ami col cor come tu dici, perché vuo' tanti amanti per amici?
Non può esser perfetto o buono amore né di pulzella né di maritata che presti l'occhio a più d'un amatore e tengasi dell'esser vagheggiata.
Chi vuol godere el tempo con onore, sol d'un amante istia innamorata: con lui si die buon tempo, e poi dimostri di legger salmi e di dir paternostri.
Quanta filice vita ha quella dama che sa tener celato il suo amore e non risponde a ognun che la chiama; sol uno amante si ritien nel core.
Se fedelmente l'un l'altro si brama, gioventù rende con frutto suo fiore; e chi ama l'onor debbe pensare di chi e come si debbe fidare.
I' posso farti real sagramento che altro amor non è drent'al mie petto, se none il tuo, che mi dà tal tormento ch'i' ho la vita mia quasi in dispetto.
Se non ch' i spero pur d'esser contento, donna, da te, non sare' più suggetto di questo amor che tanto mi tormenta, ma 'n tuo presenza arei mie vita spenta.
Se ami il tuo onore in questa vita, abbi del servo tuo compassione e non ti far con altro amore unita, ché tu faresti torto alla ragione.
Con tuo licenza vo' far dipartita. Iddie ti doni ogni consolazione che disidera il tuo allegro core, amando me, salvando il tu' onore.
Fin che del corpo mio l'anima fore per te non esce, non sarai contenta: tu pensi accrescer fama al tuo valore avendo per tu' amor mie vita spenta.
Oh, quanta pena n'arà il tuo core, se tua gioventù passi e poi ti penta! Ma certo son che tu ti pentirai, e 'n tempo che dolente ne sarai.
I' non credo che sia maggior dolore che ricordarsi del tempo passato, essendo suto un filice signore, e ritrovarsi poi in basso stato;
e credo che gran pena si' al core vedersi da ognuno abbandonato. Chi vuol esser servito a' suo' bisogni, serva l'amico d'altro che di sogni.
Se di straziarmi tu ha' preso diletto, i' spero di vederne la vendetta, ché mancherà el tuo leggiadro aspetto e non istarai sempre giovinetta;
e poi ne piangerai con gran dispetto dicendo: - Crudeltà, sie maladetta! -. Vorra'ti far benigna e graziosa, e non ti gioverà nessuna cosa.
Credo che la giustizia del Signore non sie finita e non finirà mai; e così credo che lo dio d'amore arà piatà delle mie pene e guai.
Vedrò vendetta del tuo duro core a me stato crudel come tu sai: tu ti trovera' vecchia e con gran doglia, e non arai nessun che ben ti voglia.
Questo non è come del confessare, ch'ognora è tempo tornare alla menda; sin alla morte si può indugiare, con tutto che 'l Signor troppo s'offenda.
Ma la bellezza nòn può ritornare. Or gusta bene e fa' che tu m'intenda, e non volere istar tanto alla dura che volto muti tuo bella figura.
I' son disposto, dappo' che ti piace, darti la vita po' che 'l cor m'ha' tolto; almeno i' uscirò di contumace se 'l corpo fia dall'anima disciolto.
O Amore, traditor crudo e fallace, che sì possente regna in tuo bel volto! che per suo forza, nel fiore de' mi' anni di gioventù, mi strugge in tanti affanni.
O, se la vita mia per te si spegne, la pover'alma ne va disperata sol pell'opere tue crude e indegne, e da ognuno ne sarai biasimata.
Sendo tal foco istato di tue legne, sì com'egli è, tu se' pur troppo ingrata: se tu consenti di voler lasciare perdere un'alma, e tu la puo' salvare.
Rimarrà poi di me piatà nel core a ciaschedun che sentirà l'effetto della mie morte con tuo disonore, sendo palese tuo questo difetto.
Fie spento il corpo, e l'alma dal Signore sarà mandata al fuoco maladetto. Essendo tu di tanto mal cagione, l'anima tua n'arà gran punizione.
E se tu penserai che questo e 'l vero, per tua salute ti farai piatosa; rivolgerai il tuo duro pensiero quanto se' bella, più sarai graziosa.
Per coscienza qualche refrigero tu porgerai a mie vita angosciosa. Ma se piatà in te debbe regnare, or che gli è tempo, più non indugiare.
Avendo tu legatomi sì stretto co' tuo begli occhi da mille catene che util, che conforto o che diletto ne torna a te di darmi tante pene?
Misericordia chiamo e morte aspetto che 'l caldo sangue diacci nelle vene. In lei ispero, ed è sì brutta cosa; e 'nnanzi a te, di me sarà piatosa.
O credi tu serbar le tuo bellezze? Come la neve al sol gli anni le strugge. Non vedi già delle tuo bionde trezze come 'l canidolor si vola e fugge ?
Oh, quanto piangerai tuo gentilezze, e l'esser suta come un fiore all'ugge! Ma sa' tu quando tu 'l conoscerai ? Quando fuggire da ognun ti vedrai.
Tu vedi per durezza (ombrosa vista !) dimolte vecchie c'han persi e lor anni, e ripensando poi lor cor s'attrista e vivon con invidia e con affanni.
Dell'esser cruda, altro non s'acquista che odio e sdegno con dispetti e danni; perché chi ama e non si vede amare, gran passione il fa poi rimutare.
E' c'è dimolte c'hanno per natura, mentre che son nel fior di giovinezza, quanto più l'ami, più stanno alla dura, e fansi crude in vêr di chi l'apprezza;
stimonsi tanto che non han paura che mai debba finir la lor bellezza, e con questa speranza se ne vanno nella vecchiezza con dispetto e danno.
E veggendosi poi per loro errore fuor de' diletti e della bella etate, maladiscon durezza e spesso Amore, e più che mai nel cor sono 'nfiammate;
e riveggendo alcun lor amadore vorrebbon giuoco e le son dileggiate; e ragion vuol, e chi nol sa lo 'ntenda, che merito per merito si renda.
E' si conviene al fatto dell'amore, chi si vuole un amante conservare, esser graziosa e tenera di core, e quando ha tempo partito pigliare.
Rade in vecchiezza acquistono amadore; quando si può, non si vuole indugiare: chi passa giovinezza con piacere, nella vecchiezza non si può dolere.
Quante ne son che mai non han voluto acconsentir d'amar chi amò loro, ch'essendo vecchie poi han conosciuto aver perduto sì ricco tesoro,
la lor bellezza e 'l piacer non avuto, e veggon non potere aver ristoro; e per invidia poi queste son quelle che son nimiche di tutte le belle.
Così di molte so che ne vedete, benché sien vecchie, ell' han giovane 'l cor perché le sono state nella rete ed han provato che cos' è l'amore,
e nel gran caldo s' han tratto la sete ed han saputo conservar l'onore; e però vivon liete e sanza affanno: chi non fa quand' e' può, po' s'abbi 'l danno.
I' vorre' pur da te, donna, sapere se in te regna alcuna discrezione, dappoi ch' i' veggo che col mie potere non ti posso mutare d'oppenione.
Se tu non mi vuo' ben, fammi 'l dovere di quel ch' i' t'ho servita, ed è ragione; se tu non vuoi che poi di te mi doglia, contenta almen un tratto la mie voglia.
Ha' tu però sì poca coscienza che, se tu pensi a me, non te ne 'ncresca ch' i' abbi avuto tanta pacienza, e tanta crudeltà di te non esca?
Oimè, che per quest'aspra penitenza il mio misero core arde com'esca! S'i' fussi un cane e stessi con altrui, i' are' pur le spese almen da lui.
I' sono stato a te tanto suggetto con tanta fedeltà e tanto amore, e per te ho lasciato ogni diletto; liberamente a te donato ho 'l core;
e quando i' son dinanzi al tuo cospetto, par ch' io debb'esser qualche traditore: per farmi bene el peggio che tu puoi, tu sguardi ognuno, e me veder non vuoi.
I' vorre' sol da te, donna, un piacere: che tu ponessi fine a tanti guai. Se tu non mi vuo' ben, non mi tenere più a speranza, e cortesia farai,
perché mi par, sicondo il mie parere, avere 'n te perduto tempo assai; e meglio è ravvedersi qualche volta che seguir sempre errore a briglia sciolta
I' son disposto e ho diliberato essere o drento o fuor di tante pene, dappoi che tanto tempo i' sono stato per te legato in sì crudel catene.
Fa' tuo pensiero e poi dammi commiato, se ti dispon di non mi voler bene; e questo sia per fine di mie' prieghi: che tu mi sciolga o più stretto mi leghi.
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