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1553–1617

Egloga settima

Bernardino Baldi

Il pescator Alcon d'amore ardea De la bella Tibrina, et ella sorda Vie più ch'un duro scoglio, un tronco, un aspe, Il fuggia, lo sprezzava, e prendea sdegno

Di piegar pur gli orecchi a' suoi lamenti: Ond'ei, come torel cui l'ago infesto Punga de l'animal che sì l'offende, O qual destrier feroce a cui lo sprone

Di rigido corrier tormenti il fianco, Trovar non potea loco, e non sapea Come scoter da sé l'interna fiamma, Ch'ognor vie più cocente in lui crescea.

Cibo non prendea mai, se non condito D'amarissimo pianto, e se talora Volea col dolce sonno ai moti alquanto Riposo dar del torbido pensiero,

Sorgea qual forsennato, e dinegava Agli occhi stanchi il solito tributo. E fra l'altre una notte a mezzo il verno, Quando il rigor del ciel si fa più crudo,

Agitato dal duol sen gìo veloce Al chiuso albergo de l'amata, et ivi Sovra un tronco s'assise che giacea Anzi l'uscio di lei, tutto coverto

Di freddissima neve; e dopo ch'ebbe Gran pezzo prima sospirato, e pianto, Dal profondo del cor mandò fuor questo, Non so s'io deggia dir canto o lamento.

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