Skip to content
1553–1617

Egloga prima

Bernardino Baldi

Dimmi, caro Aristeo, perché sì mesto Ti mostri oggi, e pensoso oltra il costume; Tu, che de' tuoi compagni esser solevi Il trastullo e la gioia, e portar teco

Per tutto ove ten givi il riso e 'l gioco? Sempre, Dameta mio, non ride il cielo, Sempre il mar non ha pace: ogni bel giorno Forza è che giunga a tenebrosa sera.

Già fui lieto, e cantai (ben te 'l confesso), Or più non son così, poi che non piace Al crudo Amor, che del mio mal si pasce: Non son tutte, non son queste che vedi,

Gocciole di sudor, ma con lor miste Lagrime amare, che 'l dolente core Versa per gli occhi fuor con larga vena. Tante non han le selve d'Apennino

Piante, non han le piante e rami e foglie, Non son cotante spiche in questi campi, Né cotante granella han queste spiche, Quante son le quadrella che quell'empio,

Che cieco si dipinge, et è pur Argo, Nel misero mio cor lancia e saetta. Mi moio, e vuoi ch'io canti? Entro profondo Abisso di miserie mi ritrovo,

E vuoi ch'io scherzi e rida? Alor fia ch'io Senta in me di piacer qualche scintilla, Quando vedrò le sterili campagne Del mar produr le biade, e su per l'alpe

Pascolar le balene: è troppo a dentro Passato il fiero ardor che mi distrugge. Oh Dio, che mi racconti! Or è pur vero Quel ch'ad altri, et a me l'altr'ier dicea

Il buon vecchio Timeta, che la pena Che si prova in amar vince ogni pena; Ma non ti disperar, che forse Amore Fa così per provarti, e se fia ch'egli

Costante ti ritrovi, al fin ti serbi Al meritato premio: e tu sai pure Che quando noi talor giochiamo insieme A la lotta et al disco, al corso, al salto,

Non coroniam colui che non combatte, Ma sol chi suda, e faticando vince. E se noi ch'uomin siamo, uomini rozzi, Conosciam ciò ch'è il giusto, e l'osserviamo,

Vuoi tu ch'Amor, che quasi regge il mondo, Sia ingiusto, sia crudele? Ah, da te sgombra Così falsa credenza, e credi il vero. Dolce è veder, quando più bolle il mare,

Da qualche alta montagna esposto a l'ira De la fortuna aversa un fragil legno; Et è lieve non men porger conforto, Pur che le biade tue sian poste in salvo,

A quel che le speranze, e le fatiche Sue predar vede a la tempesta, al vento.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
Egloga prima · Bernardino Baldi · Poetry Cove