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1553–1617

Egloga nona

Bernardino Baldi

Ora che il loco, e la stagion n'essorta, Perché non discorriamo, Ila, de' nostri amori: Se 'l dolce ragionar talor conforta

I travagliati cori, S'ambo a la sua catena Quell'empio traditor presi ne mena? Ragioniam pur; ma credo

Che 'l ragionar di noia Porterà, più che di contento e gioia. Se ben io te 'l concedo, Egli è pur anco il vero

Che spesso più leggiero Si fa, sfogando e ragionando, il duolo. Ma di', come si porta La tua Resilla teco?

Però ch'esser non può ch'ella non sia Più conoscente e pia Di quel che soglia meco Esser Fillide mia.

Resilla ognor più acerba, Più cruda, e più superba A me si scopre, e sol chiede il mio danno: Perché, s'ella si mostra

Talor ver me pietosa, Ciò fa, non perché sia Per sua natura pia, Ma sol perché vivendo,

Soffra quel duol ch'io schiverei morendo. Servi, sopporta, spera, Che spesso dura pietra Il liquido de l'onda

Col continuo stillar rompe, e penetra; Né sempre a un modo è fiera, Se mobil è, la femina, e leggiera. Io ti ringrazio, e forse

Fia un dì che lieto io dica: E sperando, et amando, E soffrendo si vince ogni fatica. Imita a punto Amore

L'astuto pescatore, Mentre gl'incauti pesci alletta a l'amo. Or s'egli imita noi Ne' cupi inganni suoi,

Et imitando noi, noi stessi prende, Deh perché non seguiamo Con le donne ch'amiamo, Noi che siam pescator, lo stesso stile?

Non sempre al primo gitto Il pesce corre a l'esca, e colui solo Di noi fa maggior preda, Che paziente aspetta

Fin che il pesce rimanga al fin trafitto. Più tosto, il mio Berino, L'amata, e non l'amore Simiglia il pescatore,

Che dagli occhi gettando entro i nostri occhi Un'invisibil esca, I nostri cori al fin quai pesci prende. Questa è novella pesca,

Ila mio, se no 'l sai: Però che ne la nostra il pesce preso, Tosto guizzando more, Né ripesca pescato il pescatore;

Ma in questa il pesce vive, E preso l'esca e l'amo, Lei che dianzi il predò, pescando preda. Molte poi le ragioni

Sono, onde uom sperar deve Di goder de la preda in tempo breve. L'una è, che sendo stato Prima di lei ne la medesma prova,

Nulla cosa gli è nova; L'altra è che baldanzosa La donna predatrice, Colui ch'ella predò, punto non stima:

E chi non stima è quelli Che in lotte, et in duelli Prima de l'aversario in terra cade. Di più, perché prudente

Oltra il femineo ingegno Sempre è la viril mente, Sa con sua somma laude Render a' lusinghier fraude per fraude.

Quella al fin che di tutte è più importante, È che se ben da l'uom la donna fugge, Col suo fuggir invita, E brama esser seguita; e non seguita,

D'acerbissimo duol se stessa strugge. Altre ragioni ancora, Se pensarvi volessi, In favor de' miei detti addur potrei:

Ma per tutte ti vaglia Che 'l servire, e 'l vegghiare Dà vinta la battaglia A chi nel campo ha guerra de l'amare.

Spera dunque, e respira, E rasserena il ciglio, Ila, per mio consiglio: Che se tosto s'adira,

Tosto anco depon l'ira; Né in uno stato dura, Se come poco dianzi io ti dicea, Femina è cosa mobil per natura.

Tu m'hai racconsolato, e fatto in guisa Coraggioso amatore, Che, siami giusta o ria, Crudele in tutto o pia

La pescatrice mia, Non fia mai ch'in me regni ira o dolore: Onde per sì gran merto Io t'offerisco, e dono

Quanto posso, quant'aggio, e quanto sono.

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