Non può gir oltra il mio nobil pensero,
donna, che da voi nasce, in voi si more,
qualhor con forte spron lo spinge Amore
del vostro bel per alta sorte al vero.
In caro exilio e sotto dolce impero
ne’ be’ vostri occhi vede starsi il core,
com’in bel vetro leggiadretto fiore
ch’a l’occhio apre, a la man chiude il sentero.
Io se gli grido e dico: «Ove ne vai?
Che pro s’ognihor tu godi, io morto gelo
rimango, e quel ch’è tuo mio non è mai?»
«Taci,» risponde, «a l’uno, a l’altro pelo
sarò l’esca e ’l tuo cibo e, se nol sai,
la scala anchor, che ti conduca al cielo».