Poich’io cenere son, poiché m’havete
condotto a tal ch’altro di me non resta,
acciò ch’io vi perdoni e quella e questa
colpa di cui sì rea fatta vi sete,
qual già chi bebbe (e ben fu nobil sete)
il cener marital pietosa e mesta,
se in cor di tigre unqua pietà si desta,
voi anco il cener mio bever devete;
così spegner vedrem (né ciò fia poco)
la sete di mia morte, e ’l giel, che stretto
vi tene il cor, sentir parte del foco.
Alta ventura in parte haver ricetto
cara e bramata; o fortunato loco,
qual più bel Mausoleo del vostro petto?