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1508–1575

XXX

Berardino Rota

Poich’io cenere son, poiché m’havete condotto a tal ch’altro di me non resta, acciò ch’io vi perdoni e quella e questa colpa di cui sì rea fatta vi sete,

qual già chi bebbe (e ben fu nobil sete) il cener marital pietosa e mesta, se in cor di tigre unqua pietà si desta, voi anco il cener mio bever devete;

così spegner vedrem (né ciò fia poco) la sete di mia morte, e ’l giel, che stretto vi tene il cor, sentir parte del foco. Alta ventura in parte haver ricetto

cara e bramata; o fortunato loco, qual più bel Mausoleo del vostro petto?

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