Ahi, ahi, quant’io più mi rivolgo indietro
penitentia e dolor men m’accompagna;
e pianger ne vorrei, ma non mi bagna
lagrima il sen, né il cor mollisco o spetro.
Piacer d’ombra e di nebbia, honor di vetro,
speme, voglie, pensieri opra d’aragna,
quanto a ragion di voi si duole e lagna
lo viver mio precipitoso e tetro!
Lasso, e sostenni anch’io duro Euristeo,
infermo Hercole e fral, né vincer valsi
un mostro sol del vano mondo e reo.
E per inferni assai più ciechi e falsi
Euridice non trovo, e pur d’Orpheo
son più dolente, e via più arsi ed alsi.