La dea di Papho in così bel sembiante
non pianse, humida il sen, torbida il ciglio,
quel dì che ’l dente al fier cinghial vermiglio
fece di sangue il suo leggiadro amante,
nè quando, sparso il crin, nude le piante,
qual ebbra o stolta andò cercando il figlio
ch’a novo stratio a insanguinar l’artiglio
fuggito era da lei solo ed errante,
come voi, donna, vi mostraste, quando
pietoso duol bagnovvi i due bei soli,
onde più foco assai che pianto uscio.
Da indi in qua posi tutt’altro in bando:
nè curo di finir, pur ch’io consoli
con lagrime sì belle il morir mio.