Era la notte, e di fin oro adorno
pingea donna gentil vago lavoro:
parea fuggir su ’l velo il primo alloro
e restar Phebo pien d’angoscia e scorno.
Feano i begli occhi a se medesmi il giorno,
di natura e d’Amor pompa e thesoro;
la man talhor sul crespo e più bell’oro
vibrava ardendo e saettando intorno.
Io, già di marmo, que’ begli atti fiso
bevea con gli occhi, e dentro il marmo havea
parte de le saette e de l’ardore,
quando udi’ dir: «Quel misero credea
in terra star, né sa che in tutto è fore
del mondo chi talhor vede il bel viso».