O quanto volentier Proteo sarei
o Glauco, od altri, che mutò già forma,
poi che caso verun non mi trasforma
e tu quel desso (o pensier mio) pur sei!
Anzi (chi ’l crederà?) mi cangierei,
Ulisse, in un di quella tua vil torma,
già che de la ragion smarrita ho l’orma,
né posso più tornar quel ch’io vorrei.
Il mio zefiro fu sempre rovaio,
sommersi quando il rio giva a seconda,
divenner serpi i pesci al mio vivaio.
Ben è il mio stato rotta instabil onda,
fonte d’agosto, e pianta di gennaio,
rapido fiume che se stesso inonda.