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1508–1575

XLVIII

Berardino Rota

Né tanti, allhor ch’al cupo letto riede, lascia animali il gran Nilo imperfetti quanti il sonno a me suol tronchi diletti lasciar, se volge al suo fosco antro il piede.

Ben mi posso doler che poca fede mi servi, e che sì ratto il volo affretti; ché, se i veri piacer m’have interdetti, devrebbe i falsi almen darmi in mercede.

Che non dirò del pensier lento e parco, ch’almen poria formargli, e ’l quasi estinto spirto sottrarre a l’amoroso incarco? Allhor dal dolce error deluso e vinto

mai non vorrei di voi trovar il varco, vivo mio novo e caro labirinto.

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