Né tanti, allhor ch’al cupo letto riede,
lascia animali il gran Nilo imperfetti
quanti il sonno a me suol tronchi diletti
lasciar, se volge al suo fosco antro il piede.
Ben mi posso doler che poca fede
mi servi, e che sì ratto il volo affretti;
ché, se i veri piacer m’have interdetti,
devrebbe i falsi almen darmi in mercede.
Che non dirò del pensier lento e parco,
ch’almen poria formargli, e ’l quasi estinto
spirto sottrarre a l’amoroso incarco?
Allhor dal dolce error deluso e vinto
mai non vorrei di voi trovar il varco,
vivo mio novo e caro labirinto.