E’ son sì stretti, onde mi leghi, i lacci,
nobil giardin d’Italia, alpestre hor bosco,
Napoli mia, che nodo io non conosco
maggior del tuo che più forte m’allacci:
poiché col peso de’ suoi cari impacci,
lasciando il mio bel sol torbido e fosco,
a te ne torno, e so ch’assentio e tosco
aggiungi a l’alma, e novo duol procacci.
Non mi spaventa, ond’ardi a torto, il foco;
ché quel che in un consuma e pasce il core,
secura tien d’ogni altro ardor la vita.
Ben di Marte mi duol, ch’a mutar loco
mi risospinge; e pur conobbe Amore,
né gli è di mente anchor la rete uscita.