O per mano d’Amor dipinta imago
col licor del mio pianto e del mio sangue,
che fai, quantunque immobile ed exangue,
mai sempre il viver mio d’arder più vago,
quanto mal fui del mio dolor presago
quel dì che come in sen venenoso angue
ten portai meco, il cor che brama e langue
sperando in te render tranquillo e pago;
ché tanta non uscì fiamma del lato
del mentito destriero onde Troia arse,
quanta del legno in cui formata sei;
né fu da l’onde poi tanto bagnato
il suo navilio e le reliquie sparse
quanto se’ tu dal mar de gli occhi miei.