Suol addolcir d’amante ogni alto amaro
talhor d’occhio pietoso un giro, un segno;
a me di bella donna un dolce sdegno
rende il tosco del cor soave e caro.
Veracemente allhor veggio ed imparo
quanta è la gioia del celeste regno,
né col mio tristo oscuro stato io degno
cangiar anchor qual è più lieto e chiaro.
Qual dolcezza è la mia, quando i begli occhi
mi copre bianca invidiosa mano
in tutt’altro a me cruda, in questo amica.
Da quella neve fuor par ch’Amor fiocchi
eterno oblio de’ miei gran mali, e dica:
«Che fia vederla in atto humile e piano?»