Vivo terren mio sol, che lunge e presso
questa vita in un punto agghiacci ed ardi,
e con un giro de’ soavi sguardi
talhor m’involi, e poi rendi a me stesso;
perché parte spirar mi sia concesso,
l’alma tua luce ad aggiornar non tardi
le notti mie; tutt’altri vani e tardi
soccorsi fien perch’io non manchi expresso.
Da te, come da fonte, a me deriva
il viver mio, che tanto è fermo o frale
quanto se gli apre o cela il tuo splendore.
Bene in tutt’altro al sol celeste eguale
ti mostri; ma colui scalda ed aviva,
per te sovente l’huom gela e si more.