O mal nato auro, inestinguibil sete
che ’l più sublime atterri e ’l chiaro oscuri,
ch’a se stesso fai l’huom nemico e ’l furi
a be’ pensieri, e poi l’attuffi in Lethe,
tenace visco, indissolubil rete
che prendi e stringi e d’ingannar sol curi,
e saggi e fidi fai stolti e pergiuri,
trovato in terra il ferro, in mar l’abete;
a che pur quinci e quindi, ingorda Arpia,
raggiri il volo e vergognosa preda
far tenti d’alma pellegrina e pia?
A Stige, onde già venne, il tuo piè rieda.
Nobil desio mi mostra al ciel la via;
gran forza a buon voler si pieghi e ceda.