Sete Phebo, signor, se con la lira;
Marte, se con la spada in man vi guato;
se vi pendesse la faretra a lato
sareste Amor, ma senza sdegno ed ira.
Sì novamente a’ be’ princìpi aspira
valore e senno, e serve amico il fato,
tal sempre lume a’ pensier vostri è dato
dal gran padre, che stella in ciel si gira:
in cotal guisa Giove e Giulio apparve
ad Hercole, ad Augusto, ardire ed arte
piovendo ognihor da la beata sede.
Piaccia a Dio tardi dunque a sé chiamarve:
e nel ciel si rallegri e Phebo e Marte,
se qua giù l’uno e l’altro in voi si vede.