Poiché tu ne la sera, io ne l’aurora
fummo de’ giorni, e fummo ambo in disparte
non men di loco che d’ingegno e d’arte,
tu veglio in tutto, io giovenetto ancora,
e questo fé ch’io non godessi ognihora
presente del tuo sol picciola parte,
ch’i’ non havessi lume in quelle carte,
ov’ hebber gli altri e ben felici allhora,
piacciati almen da i gloriosi giri,
ove ne stai col gran foco di Laura,
accompagnare, o Bembo, il pianger mio,
e pregar lui, che quello spirto ed aura
ch’a te già diè, conceda a’ miei sospiri:
tutti tre morte afflisse, hebbe un desio.