Mal s’io non parto, e mal s’io parto e fuggo
dal balenar d’un bel raggio sereno:
ché mortal dentro al cor forte veneno
con gli occhi e col pensier delibo e suggo.
S’io torno indietro, al mio stratio rifuggo,
s’io oltra vo, vo con la morte in seno:
ogni atto è di temenza e di duol pieno,
presso e lontan m’incenerisco e struggo.
Guerra e martir gl’innamorati lumi
scorgono in ogni parte, e mai quiete
non han, fin ch’io non manchi e mi consumi.
Nel pensier poi non trovo ond’i’ m’acquete:
ché de l’inferno i dolorosi fiumi
tutti ne vengon meco, altro che Lethe.