Lasso, troppo a mortal fero duello,
ov’io pur perdo, empio fanciullo ignudo
mi sfida, e mi dà loco e lancia e scudo
mostrandosi guerrier rozzo e novello.
I’, che so per mio mal quanto rubello
di fede sia, quanto malvagio e crudo,
fuggo l’inganno, e mi ricovro e chiudo
nel forte di ragion securo ostello.
Egli serva il suo dritto e, poi ch’é scorso
il giorno a l’arme destinato e prova
ch’io manco, corre a pieno arbitrio il campo.
Né di ciò satio, ove ch’i’ sia mi trova;
ivi m’assale. O mio debil soccorso!
Mal s’io mi mostro, e mal, dunque, s’io scampo.