Trahendo pur ferito ed arso il fianco,
di guai, non d’anni carco, al mio fin volo
com’huom ch’erra per via timido e solo,
cui fame cresce ognihor, cibo vien manco.
Né, perché al viso fuor pallido e bianco
io mostri altrui dipinto il mio gran duolo,
piego colei ch’inseme e fuggo e colo,
o mi sgravo del peso ond’io vo stanco;
ch’ella non più le mie preghiere ascolta
che quercia in alpe u’ d’ogni tempo fiocchi,
o Scilla, o Sirte, o scoglio horrido e sordo.
Ed io pur, qual farfalla incauta e stolta,
raggirando men vo di morte ingordo
al foco micidial di duo begli occhi.