Se da questa bell’alpe il cor mai spetro,
ov’antico mi tien dolce costume,
o se, per don del suo celeste lume,
breve spatio di vita un giorno impetro,
non in carta di nebbia o stil di vetro
più le fatiche mie sommerse al fiume
di Lethe andran, ma con felici piume
lascerò forse altrui volando a dietro.
E s’aggiunger non posso a quella parte
ove spiegò l’altero Cigno il volo
che di dolcezza empié già Sorga ed Arno,
Pietoso il mondo almen del mio gran duolo
dirà: «Che più? se Phebo aspira indarno,
Amor da sé può far vive le carte».