Miracol di natura a’ giorni nostri,
giovenetta ch’in rozzo ed humil borgo
bevuto hai già del bel pegaseo gorgo
l’acqua più viva, e sprezzi l’oro e gli ostri;
arte matura a non maturi inchiostri
ceda per te, cui gratie e lode io porgo;
non pon gli studi e gli anni, a quel ch’io scorgo,
far quanto tu col puro dir ne mostri.
Deh non, più non cantar di noi, ché poco
dir ne potrai; ma ben rivolgi a quella
lo stil, ch’in ciel si sta dolce mio foco.
Pensier celeste e vena alta e novella
mandar ti può dal suo beato loco
chi fu sola nel mondo honesta e bella.