Tu, buon signor, che del mio duol piangesti
(e fu pietà di cor gentil ben degna)
sotto la nera ed amorosa insegna
ecco ne vieni, e perditor vi resti.
O piaceri del mondo a volar presti,
o quanto invan si spera e si disegna!
Ed è pur ver si veggia e si sostegna
quel che dianzi in pensando a noia havesti!
Tal già colui che, pretiosa e cara
merce portando in mar securo e queto,
tosto la perde e si sommerge intanto:
fu nobil merce, ohimé, la bella e chiara
donna che piangi; il navigar fu lieto,
ed hor se’ tu sommerso in mar di pianto.