Siami pur senza te concesso un giorno,
nemico empio dolor, mio vivo inferno;
lasciami pianto e tu, compagno eterno,
nè prender, Morte, la mia tregua a scorno
finché io ’l bel viso sovra ogni altro adorno
e tutto quel nobil thesoro interno
ch’in vergine real da lunge scerno
colorir possa a le mie carte intorno.
E tu, mio novo in ciel puro splendore,
perdona, priego, se tropp’oltra io miro;
tornerà poi ’l dolor, tornerà il pianto.
Ma chi potrà giamai giungere a tanto?
non ombreggia alto lume humil colore,
né si rinchiude il ciel con picciol giro.