Non è d’esca terrena il caro ardore
che move il raggio del mio sol possente
e bolle più quand’è più l’aria algente,
come abondante in picciol vaso humore.
A che dunque di tal triomphi, Amore,
che gode in mezzo il suo bel rogo ardente?
Ombra e polve son io che nulla sente:
vincer chi non contrasta è vano honore.
Nove guise di stratio apprendi e trova
contra chi fugge i tuoi colpi mortali,
o le vittorie tue dispregia e tace.
Io vorrei mille cor; tu mille strali
vorrei ch’havessi, acciò sempre più nova
fosse la piaga che m’ancide e piace.