Deh, perché l’alma mia non sen gio teco
quando tu ten partisti ed io restai,
donna ch’amerò sempre, amo ed amai,
o perché pur la tua non restò meco?
Senza te sovrastar ramingo e cieco
non devev’io picciol momento mai,
profondo abisso d’infiniti guai,
vedova fera in solitario speco.
E tu devevi ancor lasciar te stessa
a me, che dentro il cor, qual idol vivo,
ti portai, reverente, e porto impressa.
Ma fu ragion ch’io d’ogni aita privo
restassi, e tu del cielo a la promessa
gloria ten gissi; ed io mel veggio, e vivo.