S’io fossi quel ch’io era, o s’io vivessi
senza la vita mia ch’al ciel sen gio,
o se campo di pianto acerbo e rio
da spatiar dì e notte io non havessi,
direi, se dirne almen parte potessi,
quanto di te lasciasti a noi desio,
Irene bella ch’anchor presso a Dio
dipingi e canti i tuoi gran pregi stessi.
Ma poiché dietro il mio bel lume amico
la voce con lo stil tosto è sparita,
né altro fuor che morte in me si vede,
cigni, che fate il secol nostro antico,
mi volgo a voi qual huom muto che chiede
con gli occhi e con la man pietosa aita.