Ohimé tre volte, o tre volte infelice!
Ché non scoppiasti, o cor, ché non perdeste
la luce, o occhi, il dì che voi vedeste
quel che ridir senza dolor non lice?
Troppo per tempo, o mia nova phenice,
da noi volasti al tuo nido celeste,
purgata a più bel sol l’interna veste,
altrettanto più bella e più felice.
Ma, lasso, a chi parlo io, se ’l cor più meco
non è, ma in ciel? Se gli occhi occhi non sono,
ma fiumi e notte, e tu di me non curi?
Rimanda almeno il cor, che si sta teco;
agevola il mio fin, che più non duri
questa vita ch’io fuggo ed abbandono.