Ne gli occhi miei, di largo pianto abissi,
ne la fronte, di morte imagin vera,
qual sete, donna, inseme e bella e fera
legger potrete, e com’io viva e vissi;
quanto del mio gran mal piangendo scrissi,
quanto fin qui de l’orgogliosa altera
bellezza vostra, a lato a quel che n’era
poco o nulla per Dio ne dico e dissi.
Il mio nemico vuol ch’a forza io taccia,
perché pietà co’ miei sospir non mova
né conforte gli spirti accesi e lassi.
Pur se d’intender ciò nulla vi giova,
né degnate mirarmi, almen vi piaccia
di spiarne il mio cor che con voi stassi.